Coordinatrice
Il congresso del Pd è entrato nel vivo, si avanzano candidature e stanno emergendo proposte sui contenuti, sulla fisionomia e sulla forma partito. Quale ruolo possono svolgere le donne? Dipende essenzialmente, dall’impegno che le stesse donne sapranno mettere in campo. Certo, non sono state poche le difficoltà incontrate nell’ultimo anno, ma abbiamo fatto esperienza del fatto che una presenza organizzata delle donne è la condizione senza la quale esse perdono di incisività sui contenuti, sui progetti, sulla comunicazione. Abbiamo incassato il successo della parità fra uomini e donne nelle liste per l’assemblea nazionale e negli organismi dirigenti, che vuol dire riconoscere alle donne una parte cofondativa nella nascita del nuovo partito. Ma abbiamo anche dovuto fare i conti sia con chi riteneva esaurito il compito della promozione della parità di genere col raggiungimento dell’obiettivo del 50%, sia col fatto che, al dunque, sono state varate segreterie con una esigua presenza femminile. Via via, le donne sono quasi scomparse dai luoghi delle decisioni e rischiamo di essere numericamente più forti, ma di pesare di meno nei processi decisionali. Basti pensare che in Umbria, nonostante gli impegni presi dalle assemblee del Partito, ben poche strutture, tanto comunali quanto provinciali, hanno individuato la responsabile delle pari opportunità e delle politiche di genere. Sarebbe importante, invece, costruire un luogo autonomo delle donne e lavorare a un documento che impegni le democratiche, indipendentemente dalla scelta congressuale, a restare unite sulla base della condivisione di valori, idee, pratiche politiche. Le democratiche devono, poi, assumersi la responsabilità piena di quel 50% ed essere parte del progetto riformatore del Pd, segnarne la fisionomia con autonomia e proposte concrete, convinte che la democrazia paritaria abbia un valore cruciale nella costruzione di un nuovo pensiero politico. Non parliamo più di quote, ma della partecipazione attiva delle donne alla costruzione delle istituzioni della democrazia e la condivisione dello spazio pubblico da parte dei due generi. Insomma, eguale responsabilità di donne e di uomini nella cofondazione della democrazia e una nuova idea di convivenza nello spazio pubblico e in quello privato. Può il Pd non assumere questo valore? Nei mesi scorsi sono state lanciate proposte per un nuovo welfare, più in grado di interpretare i nuovi bisogni delle donne e delle famiglie, per far fronte alla crisi economica che sta penalizzando soprattutto loro, più precarie e più numerose nei lavori atipici. Si sta lavorando a proposte per l’occupazione femminile, per la conciliazione e la condivisione e per le famiglie. A campagne contro la violenza sulle donne e lo sfruttamento sessuale del loro corpo. A Perugia le democratiche hanno affrontato con coraggio e determinazione la campagna elettorale, riuscendo a eleggere sei donne in consiglio comunale. Quattro donne, di cui due elette nel Pd, sono entrate nella giunta comunale, con incarichi delicati e importanti, una donna è stata chiamata nell’esecutivo provinciale. Tanto in Comune quanto in Provincia sono state, poi, istituite deleghe in esecutivo alle pari opportunità. Un risultato che gratifica e premia l’impegno messo in campo da tutte le donne del Partito Democratico. Le donne del Pd sono, dunque, convinte che libertà, responsabilità, eguaglianza, solidarietà, pari opportunità, laicità sono valori irrinunciabili e che senza un protagonismo femminile non si può costruire un partito con una cultura democratica moderna. E che questo è sicuramente un elemento che ci differenzia dalla destra. Noi vogliamo dare sostanza a un politica basata sui talenti, sulle capacità, sulla passione, sulla convinzione ideale, sulle proposte di cambiamento. Questa è la nostra sfida comune.
Stefania Fiorucci













